

Architettura
OZIO è un progetto che ha sede in un complesso rurale tipico della tradizione pugliese, ovvero i trulli, circondati da filari di ulivi secolari. L'intervento ha previsto la realizzazione di una piscina e la ridistribuzione degli spazi interni funzionale all'attività ricettiva prevista, nonché la completa riorganizzazione di quelli esterni. Il concept dell'intero progetto e della sua realizzazione ruota attorno all'artigianalità e alla caratterizzazione identitaria dei luoghi, a partire dalla denominazione delle stanze - uno, due, tre - che richiama la famiglia della committenza, composta appunto da tre fratelli e dalle loro famiglie. Il logo stesso della struttura (opera della graphic designer Claudia Santoro), è sia rivisitazione della vista in pianta della tradizionale copertura a cono del trullo che simbolo del legame fraterno, in forma di cerchi irregolari che hanno origine dallo stesso nucleo. Sebbene l'involucro sia rimasto strutturalmente intatto, le facce del corpo principale si tingono di color rosso terra, quasi come emergesse direttamente dal suolo a cui appartiene. Un'altra tonalità terrosa tinge i setti esterni e la piscina, "poggiata" sul terreno come l'antico conco pugliese adibito alla raccolta di acqua piovana, i cui lati lunghi corrono paralleli alle linee tracciate degli ulivi. Sono stati impiegati materiali biocompatibili quali intonaci a base di calce pigmentati con ossidi naturali, pietrisco di cava e pavimentazioni permeabili per realizzare i camminamenti nelle pertinenze, a rievocare i tratturi in terra battuta tracciati naturalmente dal tempo. La progettazione del verde ha previsto l'inserimento di arbusti perlopiù appartenenti alla macchia mediterranea, ma si è scelto di mantenere la prevalenza di terreno spoglio sia come quota colore che per continuità con l'uliveto. Gli ambienti interni invece si vestono di colori in abbinamenti che portano fuori dalla Puglia, tramite tinte forti che si contrappongono al bianco caldo della pietra lasciata a vista e ne evidenziano la tecnica costruttiva: al tradizionale si accosta dunque un minimalismo personale, fatto di rivestimenti omogenei e linee geometriche pulite, che sembrano semplificare piuttosto che aggiungere. La definizione degli spazi è affidata di fatto al ricorso complementare ad arredi fissi integrati nella struttura, che rende l'architettura elemento principale degli ambienti. A tal scopo, i divisori - se presenti - sono costituiti da elementi leggeri quali tende, e l'illuminazione è affidata a corpi illuminanti di minimo impatto estetico: il ricorso ad applique trasparenti o dello stesso colore del muro su cui insistono fa dell'impianto illuminante un elemento quasi invisibile se non quando in funzione, quando la luce diventa arredo. OZIO è un progetto fatto in casa: la committenza si è occupata sia della progettazione che delle lavorazioni in fase di finitura (a cura dell'impresa New Decor di Carlo Indiveri), sono intervenute maestranze locali e la maggior parte degli arredi mobili e della vegetazione proviene da depositi e giardini di famiglia. L'intento è stato quello di riempire un'architettura fortemente iconica di ciò di cui sono fatte le persone che hanno contribuito al progetto, allontanandosi dalla tradizione fatta di calce e pietra per renderlo contenitore di altri mondi personalizzati, di immagini ed ispirazioni collezionate in luoghi lontani, affinché la permanenza da Ozio sia non solo un soggiorno in Puglia bensì un'esperienza stratificata: un viaggio nel viaggio.
Le Architette
Siamo Silvia e Rosi, due architette amiche da vent'anni e cognate da poco meno. La nostra collaborazione nasce dopo anni di percorsi lavorativi diversi e di visioni progettuali condivise a cena. Grazie all'ossessione per i dettagli di una, e alla capacità di armonizzare l'insieme dell'altra siamo riuscite a realizzare spazi irripetibili, fatti di anima e carattere. Silvia Indiveri, laureata al Politecnico di Bari, scopre l'architettura «luminosa» tra Andalusia e Marocco, e quella modernista della Scuola di Porto. Da allora, persegue l'intento di valorizzare l'identità dei luoghi integrando antichi saperi con visioni rinnovate, passando per l'uso poco misurato del colore. Dopo l'esperienza con C | P Architects, ha approfondito alcune tradizioni costruttive locali - pietra, cocciopesto, ceramica - e l'efficientamento energetico presso l'Enea. Rosalia Laghezza nasce in una famiglia che si occupa di turismo balneare, ma da sempre ha sentito di appartenere ad altri mondi. Si laurea in architettura con una tesi sperimentale sul restauro e sul rilievo di Castel del Monte tramite scanner laser. Ha lavorato presso uno studio di Milano, ma ha trovato la sua dimensione nel proprio paese. Attualmente sceglie i progetti a cui dedicarsi; si definisce un architetto d'inverno perché resta sempre divisa tra il bianco del foglio da disegno e il blu del mare di casa. Insieme, progettiamo scegliendo di osare con i contrasti, trasformando ogni cantiere in un racconto che intreccia memoria e innovazione.
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